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SCHIAPARELLI Haute Couture Autunno/Inverno 2026-2027

Schiaparelli

Sarò sincero. La collezione della scorsa stagione, “L’agonia e l’estasi”, mi è sembrata una sorta di svolta, un nuovo punto di riferimento per Schiaparelli. Ottimo, ho pensato: ho trovato la formula. Quindi, quando ho iniziato a lavorare a questa collezione, ero abbastanza fiducioso: tutto ciò che dovevo fare era ricreare il processo creativo della scorsa stagione, perché sicuramente questo avrebbe garantito un risultato simile. Conoscevo il modello che dovevo seguire:
Passo 1: Parti per un viaggio. Lasciati ispirare.
Passo 2: Visita un sito architettonico iconico e vivi un’esperienza trascendente (per questa stagione, sono andato a Barcellona per vedere le opere di Gaudí).
Passo 3: Tornate ispirati e via!
Non ha funzionato in quel modo.
A quanto pare, nel tentativo di ricreare quella che credevo fosse una formula vincente, sono entrato in un circolo vizioso che mi negava ogni possibilità e mi causava sofferenza, impedendo a qualsiasi novità di emergere. Cercando di controllare il processo creativo e ignorando quello che i francesi chiamano l’appel du vide – il richiamo del vuoto – ho soffocato non solo me stesso, ma anche il lavoro. Le formule sono antitetiche alla magia della creazione, che si trova solo nella totale resa all’ignoto. Dare un nome alle cose, definirle, è confortante. Ma così facendo, si priva qualcosa del suo potere e della sua magia infiniti: la si rende meno terrificante, ma anche meno esaltante.
Elsa Schiaparelli lo aveva capito istintivamente. Il suo Surrealismo, che è diventato il suo tratto distintivo, non è mai stato una fuga dalla realtà, ma un modo per rivelare realtà inespresse e inspiegabili. Aveva compreso che le creazioni più durature non nascono dalla certezza, ma dalla contraddizione, dall’intuizione, dal caso e dal coraggio di fidarsi di ciò che non può ancora essere compreso. Solo quando mi sono arresa al vuoto ho iniziato davvero a godermi la realizzazione di questa collezione.
L’alta moda ha sempre trasformato l’ordinario in straordinario. Qui, questa trasformazione ci ha spinto a pensare oltre i materiali “nobili”, chiedendoci se la bellezza risieda nel materiale stesso o nell’immaginazione capace di reinventarlo. Abbiamo abbinato le tecniche dell’alta moda a materiali sintetici: invece delle tradizionali sete, rasi e lane, abbiamo utilizzato lattice, silicone, masse di colore cotte in fogli e modellate in silhouette.
Abbiamo anche cercato di rompere con alcuni dei canoni della maison, perché i codici stilistici, per quanto amati, non sono fatti per essere statici. Elsa stessa credeva fermamente che ciò che è familiare dovesse essere reso insolito. Per questo, ad esempio, l’iconica giacca Schiaparelli viene qui trattata come un accessorio: ricamata e ricca di dettagli, pensata per valorizzare l’intero outfit. Abbiamo lavorato duramente per sviluppare nuovi tessuti e materiali, mai visti prima nell’alta moda. Il bustier iperrealistico di un abito non è modellato, ma scolpito prima di essere colato in silicone e dipinto di un blu lattiginoso; il motivo floreale della gonna è composto da centinaia di fiori realizzati con calze tese su fili metallici e perle: i colori sfumano dal blu fiordaliso al caramello, in modo da fondersi con i collant indossati sotto. Un altro abito è irto di tubi di crinolina scolpiti e leggerissimi. Una giacca e un paio di leggings abbinati sono incrostati di fiori veri, squame di pesce e fiori di nastro, mentre dalle spalle si snodano tentacoli cinetici in lattice. E ovviamente, nessuna di queste sperimentazioni sarebbe stata possibile senza gli straordinari artigiani che lavorano nei nostri atelier. La loro competenza è ciò che ci dà la libertà di avventurarci nell’ignoto. Mi ricordano che il lusso più grande dell’alta moda non risiede nella sua materialità, ma nelle mani che la creano.
In questa stagione abbiamo anche sperimentato con il colore, concentrandoci su tonalità ispirate alla flora e alla fauna marina: rosa aragosta, viola, mandarino, zafferano e menta pallida, il tutto su uno sfondo di nero lucido, écru di cera grezza e tocchi del nostro iconico oro Schiaparelli. L’oro, per questa maison, non è solo una finitura, ma qualcosa di più simile a una scultura: un materiale che trasforma il corpo in un oggetto che è al contempo ornamento, armatura e opera d’arte.
Questa fusione di leggerezza e stravaganza si estende anche agli accessori: diverse versioni della nostra borsa Secret si animano con punte di crinolina o fiori ricamati, e la nostra nuova scarpa, The Bubble, dalla forma metallica quasi aliena, è dotata di una guaina in silicone. Gli stessi temi – l’amore per la natura, il fascino per l’atipico – si ritrovano anche nei nostri gioielli, che includono orecchini a conchiglia placcati in oro, con l’interno in porcellana rosa cipria; orecchini, bracciali e collane in oro a forma di tentacoli di polpo; e un choker e un bracciale in silicone che richiamano gli anemoni di mare.
Questo processo mi ha ricordato che, mentre parliamo di come l’alta moda sia qualcosa da padroneggiare, non riflettiamo veramente su cosa significhi la vera maestria. Si tratta forse di avere il coraggio di creare in uno spazio di incertezza? Di essere capaci di spiccare il volo, sapendo che la rete apparirà sotto di noi? Forse questa è la più grande eredità di Elsa: non un vocabolario di simboli, ma la convinzione che l’impossibilità stessa possa diventare un metodo creativo.
Questa collezione si è rifiutata di rivelarsi fino alla fine: è stata un’esperienza gioiosa, e a tratti anche emotivamente complessa. Ma fare arte è sempre stato un viaggio sfuggente. Le sue sofferenze e frustrazioni non sono solo parte del processo… sono il processo stesso. I momenti in cui la certezza svanisce sono spesso i momenti in cui qualcosa di veramente nuovo diventa possibile.
E quindi eccoci qui.
Prendi la mia mano:  e salta giù con me nella beatitudine—dell’abisso.
Daniele Roseberry



schiaparelli.com

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